20 anni fa… Kurt Cobain. Concerto per i Nirvana

20 anni fa… Kurt Cobain. Concerto per i Nirvana

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Quattro band, due formatesi proprio per l’occasione, e tanti musicisti che per una volta si riuniscono sul palco a cantare le canzoni dei Nirvana nel ventesimo anniversario della morte del loro leader. Non solo musica, però. Ci saranno anche immagini, video e un reading dei testi scritti da Kurt Cobain. L’appuntamento è per sabato sera, 5 aprile, al Random Music Club di Reggio Calabria. Dietro tutto questo c’è Roberto Iero, cantante, chitarrista e leader dei Bluestones, da sempre appassionato alla musica grunge. A lui, questa volta nei panni anche dell’instancabile organizzatore, abbiamo chiesto di raccontarci i dettagli di questa serata.

Roberto, come è nata l’idea e cosa vedremo sul palco?

«L’idea del tributo a Kurt Cobain era già una ricorrenza che “purtroppo” quest’anno si ripete per la seconda volta per il ventennale della sua morte avvenuta proprio giorno 5 aprile (1994). La prima edizione fu nel 2004 ed io partecipai suonando nella line-up della mia vecchia band, gli Overflash. Fu molto sobria e divertente, così quest’anno ho pensato di ricrearla dandogli un altro tipo di tocco: oltre alla musica ci saranno proiezioni di immagini, video e un reading con le traduzioni dei testi. Il tutto si svolgerà al Random Musiclub di Reggio Calabria a partire dalle 22:00, quindi una sorta di “A tribute to Kurt Cobain” seconda edizione».

Quali artisti si esibiranno? Accanto a band attive da anni so che ci saranno anche due formazioni assolutamente inedite nate apposta per l’occasione, ce ne vuoi parlare?

«Intanto sottolineo il fatto che ognuno riproporrà i pezzi dei Nirvana arrangiandoli come meglio crede e che ogni musicista proviene da gruppi che hanno già avuto consensi in giro, mettendo così a disposizione tanta esperienza per questo grande evento. Si esibiranno, nell’ordine, i Negative Creep Trio che riproporranno i pezzi dei Nirvana in chiave acustica/nostalgica; gli Unplugged Band, una band formata da due situazioni, una di un duo che eseguirà un pezzo arrangiandolo in chiave melodica, l’altra situazione invece prevede una vera e propria band che eseguirà i pezzi in chiave acustica dell’Unplugged in New York; i My Darkest Eye, una band formatasi nel 2013 che riunisce un mix di nu metal gothic e industrial, miscelato con ambientazioni horror e un margine di follia. Ma la vera curiosità, tributo a parte, è che non abbiamo solo a che fare con un gruppo ma anche con un fumetto, una serie web e quindi un’opera in continua evoluzione partorita dalla brillante mente del mio caro amico Demetrio Calafiore; poi ci saranno i Bluestones, band di cui faccio parte e che quest’anno festeggia il decennale di attività on the road. Tre “bufere” dalle sonorità post-grunge e stoner con sfumature alternative e rock and roll. Nel cambio palco, all’inizio e alla fine, ci sarà il reading, curato da MS-Dos (Francesco Miroddi) che reciterà i testi tradotti dei Nirvana raccontando anche qualche aneddoto relativo a come sono stati scritti. Personalmente, oltre che con i Bluestones, suonerò anche con le prime due situazioni acustiche, quindi sarò una sorta di “punto di riferimento” dell’evento».Roberto Iero

Chi sono i Nirvana per te e cosa pensi abbia rappresentato per un’intera generazione Kurt Cobain?

«I Nirvana sono un esempio di come la musica alternativa potrebbe conquistare un mondo di ascoltatori. Kurt Cobain era un’artista poliedrico (pittore, poeta, musicista, scenografo), non era sicuramente un chitarrista eccelso di grandissima tecnica ma nel suo piccolo (grande compositore e grande voce) ha sbalordito tutto il mondo con i suoi riff facili, diretti ed efficaci dimostrando che suonando in maniera semplice ed umile si può andare lontano. Non serve a nulla essere un mago degli assoli o un genio dello strumento se poi non si ha una struttura ben chiara in testa che ti fa vedere lontano prima che tutto accada. Per me era un visionario».

Quali sono i loro brani che preferisci e perché?

«Sono tanti i brani a cui sono legato, in particolar modo forse Drain you, essendo il primo che ho ascoltato, è quello che mi è rimasto più impresso perché parla di come l’uomo e la donna possono essere un solo essere quando si amano ed è uno di quei brani in cui Kurt dà quel tocco “anatomico ed organico” tipico degli ultimi due dischi: Nevermind, che a mio avviso ha come tema l’acqua, il sogno e quindi la purezza rappresentata dal bambino che nuota nudo e che non si fa corrompere dal denaro di una società malata, ed In Utero, che ha come tema il corpo umano. Di questo prediligo Serve the servants (servi i servitori), frase che racchiude, forse, tutto il mio stile di vita».

Accanto all’attività nei Bluestones in cui suoni e componi musica originale (e che approfondiremo presto con un’altra intervista sul nuovo disco da poco uscito), hai sempre alternato altri progetti cimentandoti con il repertorio di grandi artisti come Doors e Foo Fighters. Come nasce questa tua esigenza di interpretare canzoni scritte da altri e cosa ti affascina in generale della dimensione cover-band?

«Partiamo dal presupposto che la mia dimensione cover-band non nasce a scopo di lucro anche perché non ci sono le condizioni, per tanti motivi. Trovo piacevole divertirmi e divertire interpretando i brani che mi hanno aiutato a crescere vocalmente e musicalmente e che mi hanno permesso di avere un’importante versatilità che mi serve nella mia band inedita, nel quale metto tutto me stesso e che, chiaramente, in ordine di importanza, non è paragonabile alle cover band».

Per questo tributo, insomma, vedremo sicuramente uno spaccato molto interessante della scena rock reggina. Ti chiedo: oltre a tanta buona musica, cosa vorresti alla fine che la gente possa portare a casa da questa serata sui Nirvana?

«Voglio che la gente percepisca nella musica dei Nirvana una moltitudine di sensazioni: la profondità del suono acustico, la teatralità del dolore trasferito in musica e il suono sporco che diventa melodia. Ma spero che oltre a questo si rifletta sulla tematica del suicidio, a quanto è importante e preziosa la vita, nonostante tutte le difficoltà non bisogna mai mollare. A questo proposito dedico questo evento a tutte le persone che soffrono. Ne conosco purtroppo veramente tante e a loro diamo una speranza tradotta in musica e parole».

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Antonio Aprile administrator

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