A Verona un tuffo nella storia: il “brusar della vecia”

A Verona un tuffo nella storia: il “brusar della vecia”

Suito dopo la cometa xe rivà la veceta, con el muso infumegá tante calse la ga portá…( è subito dopo la cometa, che è arrivata la vecchietta, con il viso sporco di fuliggine  tante calze ha portato).
Tra stupore e meraviglia, la Befana ritorna puntuale anche in questo 2014 e a Verona, nel giorno dell’Epifania vedrà il riproporsi del tradizionale rito del rogo “brusa la vecia”. Piazza Bra il 6 gennaio sarà nuovamente lo scenario dove si offrirà, ai numerosi veronesi e turisti accorsi per l’occasione, il suggestivo spettacolo del rogo che prevede, come ogni anno, l’allestimento di un enorme fantoccio dalle fattezze umane (quelle di una vecchietta), fatto di ceppi, stracci e fascine che, posto su una pila di legna, è dato alle fiamme. Secondo la tradizione il “brusar la vecia”, rappresenterebbe un gesto augurale con cui si brucia l’anno vecchio, con i suoi guai e le sue tristezze, e si spera che quello nuovo, appena entrato,  sia migliore di quello appena trascorso. La vecchia Befana rappresenterebbe la natura ormai spoglia, il suo aspetto laido e lercio racconterebbe le passate pene, e il bruciare il suo fantoccio diventerebbe quindi il simbolo della ciclicità del tempo: la natura si rinnova e rinasce. È un rito popolare questo che, in qualche modo, ricorda il bruciare delle streghe sul rogo, tipico del periodo Medievale, con cui si allontanava il maligno, si scongiuravano i malefici, e si ristabiliva il bene. Anticamente, nella notte dell’Epifania, si era soliti praticare una serie di riti propiziatori, come ad esempio quelli legati al mondo rurale: ci si riuniva innanzi al fuoco e si invocavano i buoni raccolti per l’anno appena entrato. Nell’andamento del fumo poi, e delle scintille si leggevano le previsioni per l’imminente stagione agricola: se andavano verso sud o est spinti dal vento umido portatore di piogge, il raccolto sarebbe stato abbondante, se il fumo e le sue fiammelle andavano verso nord o verso ovest, il raccolto sarebbe stato molto scarso. Da qui il detto: Se el fun va a la marina, ciol el sac e va a farina; se el va a la montagna, no se ghe magna (se il fumo va verso sud, prendi il sacco e vai a farina, se va a nord, non si mangia).
Ecco quindi che in Veneto ogni anno ci si ritrova tutti in piazza per rinnovare la tradizione del rogo, e tra fantasia, scetticismo e un bicchierino di vin brulè ci si scalda, guardando bruciare le spoglie della “vecia” e sperando segretamente che sia proprio il vento dell’est a diffonderne le ceneri.

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Maria Mannino author

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