Ciò che Anne Herbert scrisse in una una tavola calda di Sausalito

Ciò che Anne Herbert scrisse in una una tavola calda di Sausalito

Correvano gli anni ’80 quando una donna americana, Anne Herbert, si rendeva – involontariamente – colpevole della diffusione di un virus che avrebbe contaminato la vita di migliaia di persone negli anni a venire. In che modo? Scrivendo su una tovaglietta di carta, da una tavola calda di Sausalito, “Practice random kindness and senseless acts of beauty”. Da qui, l’inizio del contagio.
Il messaggio, intercettato da uomini e donne di diversi ceti sociali e nazionalità, è stato riscritto su altre tovagliette, lavagne, muri, biglietti da visita e giornali, superando incolume i tempi delle annotazioni scritte su carta e diventando, oggi, addirittura un hashtag.
L’idea di fondo è molto semplice ed è rimasta, da allora, incontaminata, seppur diffusa con l’ausilio di mezzi differenti: la gentilezza genera gentilezza. Perciò, se oggi sarò il fortunato destinatario di una “gentilezza a casaccio”, è molto probabile che sarò portato a farne dono a mia volta a qualcun altro, contribuendo così alla diffusione di “atti di bellezza privi di senso”.
Nel corso degli anni i contorni della storia di Anne sono sbiaditi, tanto da portare qualcuno a dubitarne; nonostante ciò la frase ha continuato a produrre i suoi effetti ed è stata d’ispirazione, soprattutto in America, per la nascita di associazioni no-profit (come The random acts of kindness foundation), ma non solo: il terreno fertile su cui il seme della gentilezza aveva ormai attecchito ha portato migliaia di persone a contribuire alla diffusione del germe della generosità attraverso piccoli (ma grandi) atti di gentilezza “privata”, come il dono di un pasto caldo a una persona povera, la pulizia delle strade colme di immondizia, gesti di cortesia spontanei rivolti soprattutto agli sconosciuti, di cui oggi i principali social media testimoniano i frutti. Su Facebook, Instagram, Youtube e sui blog, le testimonianze sono innumerevoli, segno che la gentilezza è realmente contagiosa ma non solo, anche reiterante: più se ne fa, più si ha voglia di continuare a darne. Non a caso, il principale effetto riscontrato dai contagiati sembra essere il seguente: la sensazione di avere contribuito a rendere il mondo, seppur con un fragile gesto, un posto migliore.
Ricevere un atto deliberato di affetto, addirittura disinteressato, soprattutto in tempi come questi, paralizza, spiazza, ma lascia il segno. Non si fa in tempo a realizzare cosa sia successo che ci si ritrova con in mano una scopa a spazzare il vialetto del vicino. O a distribuire abbracci per strada a sconosciuti. Senza essere rimunerati, è ovvio, se non con uno sguardo stupito e, subito dopo, con fossette e increspature sul volto create da un sorriso. Che, a sua volta, ne genererà altri.

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Mariafrancesca Prestinicola author

1 commento finora

DSCvmUqIzZPubblicato il3:09 am - Giu 21, 2017

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