Far ballare Mel Brooks e Albert Einstein? Si… può… fare!

Far ballare Mel Brooks e Albert Einstein? Si… può… fare!

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Si muove qualcosa in quella Reggio Calabria che vuole volgere lo sguardo anche verso il futuro. Elettronica, meglio elettro-rock per la precisione. Con una buona dose di ironia e divertimento. Stiamo parlando dei Frank Einstein Junior,  un progetto molto interessante composto da tre musicisti reggini. Abbiamo provato a intervistarli…
La prima domanda è quasi d’obbligo: per una volta giù la maschera… ci volete dire chi sono i Frank Einstein Junior?
«Certo, io sono Frank, lui è Einstein e lui è Junior…. ahahahah».
Venite da lunghi anni di musica vera, suonata, in formazioni che hanno abbracciato diversi generi musicali ma soprattutto il rock, anche quello duro. Come e da chi è nata l’idea di unirvi in questo progetto e come confluiscono le varie esperienze nei F.E.J.?
«Il background musicale di ognuno di noi è differente, ma non è stato difficile affacciarci all’elettronica mantenendo la componente rock. Crediamo che la curiosità abbia un ruolo fondamentale nell’approccio alle cose, in questo caso eravamo veramente interessati a creare qualcosa di diverso e il gruppo è nato in maniera davvero spontanea: ci si è detto qualcosa del tipo “potremmo andare in sala e fare qualcosa che tocchi l’elettronica, ci state?"».
Qual è stata la scintilla che vi ha fatto capire che “si può fare”?
«Immaginavamo che potesse essere un esperimento interessante, ci siamo ritrovati a provare e improvvisando ci siamo resi conto che stava venendo su una gran figata.  mentre suonavamo eravamo sempre più convinti che si potesse realmente fare!».


Il nome del gruppo mi suggerisce una fusione tra scienza (Einstein) e quindi l’elettronica, con l’ironia e quindi il divertimento del film Frankenstein Junior di Mel Brooks. Come nasce nelle vostre intenzioni questo nome e perché avete deciso l’uso delle maschere?
«È esattamente come hai detto tu. Nasce per unire la curiosità e non la paura per il diverso, il “Mostro”, assieme all’aspetto più scientifico (ricordiamo che il nostro è tuttora un esperimento). Il tutto è condito dall’ironia che comunque resta parte fondamentale del rapporto d’amicizia tra noi tre. Il risultato è il nostro piccolo mostro geniale a tre teste! Le maschere? Beh, diciamo che non ci interessava far sapere chi fossimo nella vita di tutti i giorni e da qui è nato il gioco dell’anonimato. Considera che tra i dj ad esempio è ricorrente l’uso di maschere o di abiti di scena, per cui abbiamo quasi involontariamente preso parte pure noi a questo strano ma affascinante fenomeno delle maschere sul palco».
Definite elettro-rock la vostra musica. È un termine che vi rappresenta e quali sono i vostri parametri di ispirazione, sia in termini di band che di dischi di riferimento?
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Frank Einstein Junior Live (foto: Valeria Caudullo)

«Il background che ci portiamo dalle esperienze con le altre band in cui abbiamo suonato e suoniamo, assieme ai nostri ascolti, non volevamo ignorarli, anzi, abbiamo pensato potesse essere interessante provare a fonderli veramente all’elettronica, suonata però. È chiaro che comunque ascoltavamo già prima dei F.E.J. i fondamenti del genere in cui ci volevamo cimentare, chiaramente gli imprescindibili Kraftwerk, Royksopp, Daft Punk (primi dischi soprattutto), ma anche i più recenti Justice, Deadmau5, Cyberpunkers. La cosa stuzzicante era provare a fondere questo sound sintetico con il rock, anche con quello delle band che abbiamo sempre ascoltato i Deep Purple, i Pink Floyd o i Metallica (di cui abbiamo pubblicato il nostra rilettura di Fuel)».
Il primo singolo, 8bit love (do it!), ha avuto un ottimo riscontro, accompagnato tra l’altro da un video molto cliccato su youtube. Come sono nati il brano e l’idea del video?
«Il brano è nato perché volevamo provare a trovare uno slogan che in modo semplice ed allegro provasse a contribuire all’abbattimento dei pregiudizi sugli orientamenti sessuali. È una cosa assurda, se ci pensi, che non si possa essere davvero liberi di amare chi si desidera alla luce del sole. E quindi nasce: Pink+blue do it! Pink+pink do it! Blue+blue do it! Positive vibrations! Da lì chiaramente in linea con la decisione di non mostrare chi siamo, abbiamo “ridotto la scala” delle riprese alle sole dita delle mani che sono diventate i personaggi del video. Siamo contenti che il video sia piaciuto molto e anche il pezzo ogni volta che lo eseguiamo live viene cantato da tutti ormai».
Il nuovo singolo è F.A.P. (FUCK AWESOME PEOPLE). Ce lo volete descrivere? Prevedete di far uscire un disco a breve?
«Sicuramente faremo uscire un EP, ma la data ancora non è stata decisa. Possiamo descrivere il nuovo singolo come un brano davvero acido, ma allo stesso tempo molto melodico, specie nel ritornello. Anche qui ci siamo concentrati sul ridurre davvero al minimo (uno slogan al solito) le parti del testo. Il messaggio è davvero diretto e chiaro, c’è poco da interpretare, assolutamente diretto ed esplicito, come piace a noi, senza fronzoli».
Alternate brani originali a remix e interpretazioni alla vostra maniera di canzoni edite. Qual è il vostro metodo di composizione e come nascono i vostri brani: lavoro “elettronico” sommersi di tastiere, computer e synth oppure saletta e jam-session?
«Assolutamente jam sessions alla vecchia maniera!! Non possiamo fare a meno della componente rock, registriamo le prove, dove in realtà improvvisiamo per ore, e ci divertiamo un sacco. Nel riascoltarle poi isoliamo le parti che ci sembra possano costituire quantomeno l’ossatura di possibili pezzi nuovi e poi le completiamo in studio al computer chiaramente».
Durante i live suonate ininterrottamente, legando i vari brani in un’unica continua “onda sonora”, con un groove di grande impatto. Ho trovato questa soluzione molto indovinata. Come e perché avete deciso di strutturare così i vostri concerti?
«Come per i djset, anche nel nostro live sarebbe impossibile staccare una canzone dall’altra perché le persone ai live ballano, e non puoi fermare chi balla! Ininterrottamente quindi eseguiamo alcuni brani nostri e remix, il tutto però è legato in una lunga jam session (anche qui) nella quale grazie ad alcuni segni passiamo da una parte all’altra della scaletta. Questo rende ancor più stimolante per noi e per chi viene ai nostri spettacoli perché il live è davvero sempre diverso in sostanza».
Tra i vostri obiettivi ci sono anche i dance floor, oltre che i normali locali musicali? Insomma, volete anche veder ballare la gente?
«Certo, si! Indubbiamente il live così concepito, con maschere e divisa, tende ad attirare l’attenzione delle persone verso ciò che avviene sul palco, ma l’obiettivo primario dello spettacolo  è che chi sta in sala si lasci trasportare dal concerto e balli; per cui le dance floor sarebbero il luogo adatto allo show, ma chiaramente ci si scontra con la poca “intraprendenza” di chi organizza eventi e che quindi non scommette sulla musica dal vivo e riconferma perennemente solo i dj (e non è un attacco al lavoro fatto dai dj: ne conosciamo personalmente di davvero bravi e con cui abbiamo suonato)».
Chiudo con una domanda anche questa d’obbligo dopo aver visto il vostro concerto: non solo musica ma anche molta ironia e divertimento con un’azzeccatissima presenza sul palco… insomma, ci svelate qualche retroscena del Frankenstein in carne e maschera che vi accompagna?
«Ahahahah… In casa F.E.J. non si svelano le identità. Il nostro “ragazzo-mostro-immagine” è un carissimo amico al di sopra di ogni sospetto a cui piace molto l’idea che sta alla base della band. Un giorno si è proposto egli stesso come performer/mascotte per qualche live. Credevamo scherzasse, ma poi ha iniziato ad acquistare tutto ciò che serviva per il costume e lì abbiamo capito che questa follia stava diventando realtà. È stato divertentissimo e non riusciamo a smettere di ridere tuttòra quando guardiamo le riprese del live, è favoloso. Quell’uomo è un mito!».

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La pagina Facebook del gruppo: www.facebook.com/frank.einstein.junior.electrock

Il sito: www.frankjunior.net

Guarda il nuovo video: www.youtube.com/watch?v=5s0127vmdhY

 

 

 

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Antonio Aprile administrator

1 commento finora

CharleslipPubblicato il5:44 pm - Set 26, 2017

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