Il valore dei racconti brevi riscoperto dal Premio Nobel

Il valore dei racconti brevi riscoperto dal Premio Nobel

Il racconto, da alcuni decenni e soprattutto in Italia, è considerato un genere letterario minore, spesso evitato dalle grandi case editrici che preferiscono puntare su autori di romanzi, biografie o docu-fiction. Tuttavia è una delle forme narrative che ha raggiunto altissime complessità, anche grazie ai contributi offerti da eccellenti firme come Raymond Carver, E.Allan Poe, Ernest Hemingway, Franz  Kafka, o Anton Cechov.

Il nobel alla letteratura, quest’anno, sembra voler ristabilire un equilibrio da troppo tempo atteso: è stato assegnato, infatti, alla scrittrice canadese Alice Munro, 82 anni, tredicesima donna a vincere il premio. Coi suoi scritti brevi è riuscita a entrare dentro le vene dei lettori, trovando la strada grazie ai personaggi ordinari  eppure dalle personalità affilate e complesse. È il tormento interiore che li caratterizza, prendendoli per mano con delicatezza e trascinandoli in un mondo nascosto inconsueto; ma senza farli mai discostare dalla quotidianità dentro cui transitano.
La Munro ha vissuto la sua passione in un contesto in cui la letteratura non era considerata un bene col quale nutrirsi e crescere: è passata da una famiglia di allevatori e agricoltori a un’altra, dopo il matrimonio con James Munro, che le richiese un ruolo di madre e moglie a tempo pieno. L’esperienza di studi all’University of Western Ontario le comportò come bagaglio esperienziale solo qualche articolo e qualche racconto.
Dopo un tempo passato in compagnia di una depressione grave, si approcciò ancora verso il mondo letterario in maniera indiretta con l’apertura della libreria Munro's Books che riuscì a riportarla dentro il suo ambiente naturale fatto di parole scritte. Mentre il suo primo matrimonio fallì, la sua prima raccolta di racconti La danza delle ombre felici  vinse il Governor General’s Award, importante premio letterario canadese.
«Cominciai a scrivere racconti perché non avevo tempo di scrivere nient’altro, avevo tre bambine», confidò ai giornalisti candidamente, senza cercare di portare il discorso su scelte intimiste o estri creativi. Questo le è valso il riconoscimento più ambito vista la motivazione chiara: è stata ritenuta "maestra del racconto contemporaneo". E, complice una società che corre veloce, si spera che questo segnale sia il punto di partenza per un’inversione di rotta, in cui possa finalmente ritrovare spazio la lettura breve. Che, ricordiamolo, non ha nulla a che fare con la lettura veloce o di scarsa qualità.
Il racconto non è una storia corta, o un ripiego per chi non riesce a tirare le fila per arrivare alle cento o centocinquanta cartelle che si è prefissato. Il racconto è un momento compiuto, deve essere in grado di non lasciare lacune, manchevolezze. Deve saper narrare, in un formato circoscritto, una storia completa mantenendo sempre alta la soglia dell’attenzione e la qualità letteraria.
Un premio meritato, quindi, ma non solo: una scelta che vuole far riflettere i lettori sulla validità di ogni genere narrato, purché alto. Sperando, infine, che possa ricondurci a spulciare i precursori, tutti italiani, che hanno reso eterna questa forma letteraria breve, come il Boccaccio con il Decameron o gli stessi Verga e Pirandello.

A seguire l’incipit di “Queenie” tratto da “Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage”, pubblicato in Italia nel 2003 da Einaudi col titolo “Nemico, amico, amante…”.

 

Queenie

Forse dovresti smetterla di chiamarmi così, – disse Queenie quando ci incontrammo alla UnionStation.
E io: – Così come? Queenie?
– A Stan non piace, – disse. – Dice che gli fa venire in mente un cavallo.
Mi sorprese di più sentirle dire «Stan» che non scoprire che non era più Queenie, che adesso era Lena. Del resto non potevo certo pretendere che continuasse a chiamare suo marito signor Vorguilla, dopo un anno e mezzo di matrimonio. Per tutto quel tempo non l'avevo più vista e quando, un attimo fa, l'avevo individuata con gli occhi tra la gente in attesa alla stazione, c'era mancato poco che non la riconoscessi.
Si era tinta i capelli di nero e li portava gonfi intorno al viso secondo lo stile che in quei giorni aveva sostituito la moda dell'acconciatura ad alveare. Perduto per sempre lo splendido color melassa – dorato sopra e scuro alla radice -, come pure la serica lunghezza. Indossava un abito giallo fantasia che le aderiva al corpo e terminava parecchi centimetri sopra il ginocchio. Il pesante trucco alla Cleopatra e l'ombretto viola le rimpicciolivano anziché ingrandirle gli occhi, come se si nascondessero apposta. Aveva i buchi alle orecchie, trafitti da due ondeggianti cerchi d'oro.Notai che anche lei mi guardava un po' sorpresa. Cercai di assumere un'aria spavalda e disinvolta. Dissi: – Cos'è quello che hai intorno al sedere, una fascia o un vestito? – Rise, mentre io aggiungevo: – Dio che caldo faceva su quel treno. Sto sudando come un maiale.
Sentivo il suono della mia stessa voce, un vibrato cordiale come quello di Bet, la mia matrigna.
Sto sudando come un maiale.
Ora, sul tram, dirette a casa di Queenie, non riuscivo a smettere di dire cretinate. Tipo: – Siamo ancora in centro? – I grattacieli ce li eravamo lasciati presto alle spalle, ma non mi pareva che si potesse definire questa come una zona residenziale. Continuava a ripetersi un'identica teoria di negozi: una tintoria, un fioraio, un alimentari, un ristorante. Casse di frutta e verdura esposte sul marciapiede, insegne di dentisti, di sarte e di componenti idraulici alle finestre dei piani rialzati. Non c'era quasi nessun edificio più alto di così, quasi nemmeno un albero.
– Non è il centro vero e proprio, – disse Queenie. – Ti ricordi che ti ho fatto vedere dove stava Simpson? Dove siamo salite sul tram? Ecco, quello è il centro.
– Allora ci siamo quasi, – dissi.
E lei: – Ancora un momentino.
Poi si corresse: – Un momento. A Stan non piace che io dica momentino.
Il ripetersi dello scenario, o forse il caldo torrido, mi stavano rendendo ansiosa […]

 

Foto tratta dal sito ufficiale www.nobelprize.org
 

 

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Katia Colica administrator

1 commento finora

gJt57toZDBE1Pubblicato il3:05 am - Giu 21, 2017

That’s a skillful answer to a dilffcuit question

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