L’evocazione del dolore di Sláva Daubnerová

L’evocazione del dolore di Sláva Daubnerová

Sono momenti suggeriti, attimi che si inchiodano per non andare più via o suggestioni provvisorie e forse mai vissute. L'asfissia portata in scena al Globo Teatro festival da Sláva Daubnerová, autrice, regista e interprete di "Cells", prende forma all'interno di una scenografia che lei stessa cura. Simboli intensi: una lavagna sulla quale appuntare note sempre più complicate da scrivere, recipienti in vetro trasparente che si svuotano e si riempiono in un susseguirsi di mancanze, sedie senza sedile su cui adagiarsi, ago e filo per ricucire abiti e pezzi di sé che stentano a stare assieme. È un prototipo di donna che ha imparato a gestire il dolore, facendo leva su delle note di Louise Bourgeois che diventano scampo e rifugio, ostacolo e scoglio. Le sculture sono una forma fisica che rappresentano il tangibile, attraverso esse la paura prende forma, sembra dire la Daubnerová, quindi se la salvezza non arriva, attraverso l'arte il dolore può almeno rappresentarsi. La figura che continua a sottrarsi, in questo spettacolo, è quella di un padre troppo distante e dominante ma è proprio attraverso i riti che il personaggio sviluppa che può inchiodarne la fuggevolezza e riconoscerne la sofferenza. I sentimenti sono demoni che portano all'autodistruzione e il passaggio da una cella all'altra le permette, almeno, di codificarne i tratti e rendere indietro una parvenza di carnalità. Il passato diventa corrente e la figura del padre si proietta in una dimensione più gestibile: la sua distruzione avverrà tavola. "All’improvviso arriva una terribile tensione e noi lo afferriamo – lo afferiamo e lo lasciamo cadere sul tavolo, gli strappiamo le braccia e le gambe, lo tagliamo a pezzi, lo strappiamo/lo dividiamo a pezzi e iniziamo a divorarlo. Diventa il cibo". 
Come in una forma necessaria per sfamarsi ma allo stesso tempo semplice da distruggere, Sláva Daubnerová porta in Calabria una performance dai tratti noir convincente e originale, indugiando sui tratti evocativi che il dolore intimo porta.

SCHEDA
Cells, Slovacchia 45' – Prima regionale – Spettacolo in slovacco sovratitolato in italiano. Scritto, diretto e interpretato da Sláva Daubnerová; frammenti di testo tratti dai diari e  le  note di Louise Bourgeois; visual Concept di S. Daubnerová/E. Kudláč; drammaturgia di Eduard Kudláč; supporto tecnico Viliam Daubner
produzione P.A.T. piattaforma per il teatro contemporaneo.

La Performance Cely/Cells è ispirata all'omonima e celebre serie di installazioni scultoree di Louise Bourgeois (Parigi 1911- New York 2010), una delle più straordinarie rappresentanti d’arte visiva del 20° secolo. Cells di Louise Bourgeois è un’opera artistica creata negli anni '80: una serie di sei celle unite e separate da raggruppamenti di porte e finestre. Stanze delimitate da pareti – celle di acciaio da cui si affacciano porte e finestre di vetro, prigioni senza possibilità di fuga contenenti frammenti corporei, mobili, specchi e diversi oggetti della vita di tutti i giorni che si trasformano in documenti – reliquia. In Cells, Louise Bourgeois ricostruisce i ricordi dando loro una forma fisica.

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Katia Colica administrator

1 commento finora

r9HWZ0pqXfWPubblicato il3:46 am - Giu 21, 2017

Well I guess I don’t have to spend the weekend figiurng this one out!

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