Ti amo ma ti uccido: Teresa Ribuffo presenta “I Love You”

Ti amo ma ti uccido: Teresa Ribuffo presenta “I Love You”

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È stata tutte le spose del mondo. Con lo stesso coraggio negli occhi, la stessa lucida consapevolezza, ha stretto il bouquet in mano e ha rotto il nastro di velo bianco che divideva il mondo fuori dalla sua audio/installazione, nel sito archeologico Ipogeo di Piazza Italia, tra i resti delle antiche mura di Reggio Calabria. Perché l’artista Teresa Ribuffo lo sa che è così: in fondo non è mai per totale inconsapevolezza che ci si fa uccidere, o picchiare, umiliare. È l’amore che muove le cose, è il sogno. Ma capita che spesso le muova male, le muova al contrario.
Con l'autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, il patrocinio del Consiglio Regionale della Calabria e il Comune di Reggio Calabria, in collaborazione con Acrome Officine Creative martedì 24 settembre si è aperta I LOVE YOU, a cura dell’artista reggina.
Un vernissage, inaugurato alla presenza della consigliera regionale Tilde Minasi e con l’introduzione di Angela Pellicanò, che è diventato una sorta di rito catartico, sulle note di Maria Callas che ha accompagnato ogni pezzetto di dolore per ogni vittima caduta, suggellato dalle opere di Ribuffo.  L’artista si è servita di materiali da sempre simbolo delle spose e li ha deformati in un intreccio con la sofferenza. Nell’installazione il velo bianco si aggrappa alle mura in rovina, si attorciglia come dentro un percorso improvvisamente complicato, minaccioso. La scarpa di raso non ha più compagna, è sola, abbandonata eppure dignitosa nel suo esporsi. Il leggerissimo accenno di polvere, sul tacco e appena sopra la suola poco consumata, proietta lo spettatore dentro gli anni recisi di una qualunque vita giovane, fatta di pochi misurati passi. È una strada breve quella percorsa, interrotta. E resta lì immobile, adesso, non ha più fretta. Infine, il bouquet posato a consumarsi tra i sassi antichi: sarà corroso dal tempo come qualcosa di bello ma morto, senza possibilità di allungare la sua brevità di vita troncata dal conforto di un vaso colmo d’acqua. Diventando allegoria di una pace cercata, pretesa e, allo stesso tempo, diviene segno di quello che da sempre lega i vivi e i morti.
Attorno, le opere pittoriche di Teresa Ribuffo, parte dell’installazione, sembrano divenire  il respiro venuto fuori dalle stesse narici della Callas mentre canta un Ave Maria di Schubert che non entra nelle chiese.

Coerente con la sua ricerca cromatica del bianco, l’artista specchia il colore nel suo opposto e lo rende oscuro imprigionando i fiorellini delle bomboniere in una resina eterna, assieme a veli che diventano trame di prigionia. La violenza rappresentata da Ribuffo non è mai ostentata da macchie o segni carichi, eppure entra sotto la pelle dello spettatore che ne avverte il senso iniquo, grottesco, pericoloso proprio perché annebbiato dalla favola del principe azzurro. “Il mio non vuole essere un messaggio contro il matrimonio – precisa l’artista – ma intende porre l’accento su come spesso il sogno d’amore passi dalla paura di essere abbandonate. E un artista, oggi, ha il dovere di entrare all’interno di queste contraddizioni e provare a trasferirle al pubblico sottolineando il valore della denuncia e della legalità”.
La fiaba, quindi, si scarnifica sotto le mani di Teresa Ribuffo e diventa pietas, piegandosi dentro l’ineluttabilità di un “Ti amo” che uccide e sublimandosi nell’eterno atto dell’arte.

Orari: il sito sarà aperto il martedì, giovedì e venerdì dalle 17:30 alle 19:30

La nostra intervista esclusiva: VAI

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Katia Colica administrator

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