Trilogia dell’Istante: i versi di Natina Pizzi tra colori e note

Trilogia dell’Istante: i versi di Natina Pizzi tra colori e note

Natiina Pizzi 1

“La bellezza non è un’immagine fissa. O in movimento. La bellezza è poesia e ci sono troppi occhi, in giro, di gente che non la sa vedere”. Le parole del professor Enrico Costa aggiungono emozione all’emozione durante il recital delle tre raccolte di poesie (“Afrodite”, “L’istante perfetto” e “Lo spigolo del cerchio”) presenti nella “Trilogia dell'Istante” della poetessa Natina Pizzi. L’evento ha inaugurato un ciclo di incontri aperti a cura dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria e lo ha fatto regalando ai numerosi spettatori accorsi un caleidoscopio di suggestioni, offerte dalla contaminazione più alta delle arti. È stata proprio la poetessa, infatti, a desiderare un respiro di luci e suoni per le sue parole, recitate dalla voce di Giovanni De Benedetto. E lo ha fatto accostando i colori che più si sposavano ai suoi versi, completando  la sua offerta artistica con il coinvolgimento del maestro Sergio Puzzanghera al pianoforte, che con le note è riuscito a fondere i suoni con la poesia. “Quando guardo Natina non penso mai al fatto che lei non può vedere – ha continuato Costa – invece penso alla bellezza. Ritorno col pensiero a Bruno Zevi e al fatto che ci esortava, da architetti, a vedere e far vedere”. Anche Gianfranco Neri, coordinatore dell'evento, ha sottolineato quanto la simbiosi fra arti produca bellezza: “La poesia dentro una facoltà di Architettura non può che far capire meglio sia la poesia che l’architettura. E di questo sono felice perché oggi l’evento ci offre un’opportunità che la poesia da sempre regala: quella di far risuonare aspetti del mondo inattesi, invisibili. Aspetti che erano lì ma che noi non vedevamo. Questa poesia coincide con Natina Pizzi che essa stessa è linguaggio puro e cristallino, veggente e visionario. Dissimulato dietro un rosso sipario”. Presenti anche il rettore Pasquale Catanoso e gli  esperti dell’Estetica dell'Arte figurativa Ettore Rocca e Ghislain Mayaud.
Un incontro che affina le sensibilità, quello con la poetessa Natina Pizzi, esteta del mito più umano e ingannevole, narratrice di peccati dei giganti. Con la sua poesia riesce a cogliere il mutamento delle emozioni umane senza giudizio o perifrasi: non ha paura della sintesi e ne fa strumento poetico. Non le importa giudicare, cercare un piano salvifico per sé o per gli altri. Fissa l’istante più fuggevole e lo rende eterno. Conosce la solitudine, quella che prende per mano il dolore, ma la sancisce trasformandola in parola scritta; facendone prezioso dono a chi è distratto. A chi non ne riconosce il messaggio intenso. A chi vede ma non sa vedere, per dirla come Enrico Costa, che racconta il loro primo incontro a Rimini, durante un convegno noioso e accompagnato da una pioggia che gli ingrigiva l’anima. Un incontro inusuale, spuntato dentro alcuni versi scritti in un biglietto proprio da Natina Pizzi: “Amo la pioggia/nell’eterna simbiosi/lacrime e pioggia/sono bugiarde”. Così, e solo così, i poeti indicano la luna. E coloro che hanno occhi per vedere meglio non guarderanno mai più il dito.

 

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Katia Colica administrator

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