Poesia e risate. Il Circo Abusivo in scena per i randagi

Poesia e risate. Il Circo Abusivo in scena per i randagi

frekles-145L’incanto è iniziato con Baobab, un’ombra volante di suggestione scura regalata dal personaggio etereo di Martina Monoriti e da un cesto lasciato al centro del palco, con dentro l’idea di cuccioli abbandonati. Ha fatto il resto l’entrata in scena di Carruba, un coinvolgente Santo Nicito, capocomico della compagnia teatrale "Circo Abusivo", serrando il ritmo dello spettacolo. Lo show si è snodato tra numeri spassosi e ideali viaggi in Australia, con l’aiuto sostanziale del pagliaccio Romeo, interpretato magistralmente da Francesca Tortorella. Allampanato e curioso, Romeo si espime in un divertente dialetto mescolato a un australiano maccheronico, “imparando” al pubblico presente le modalità civili della sua terra: proteggere gli animali e abbracciarsi come i koala, senza remore e senza limiti. Anche l’entrata in scena della stralunata Pennichella Russo, interpretata dalla brava Maria Rosaria Ferro, strappa tante risate che fanno riflettere. Il suo personaggio è sbadato e dolce: anche se, distratta com’è, gli capita di pulire i cuccioli col detersivo, sicuramente non trascura di assisterli con dedizione. Sarà l’amorevole Arrivederci, romantico ma brontolone personaggio del coinvolgente Salvatore Borelli, ad addormentare i trovatelli pelosi con un originale orchestra fatta di campanelli suonati, a comando di bacchetta, dalle mani dei suoi aiutanti: otto persone del pubblico che contribuiscono alla performance tra risate e poesia. “Lavorare con i bambini su un tema come quello del randagismo è la cosa più importante – afferma Santo Nicito – perché tra dieci anni saranno cittadini formati e pronti ad assumersi importanti responsabilità. Lo spettacolo è andato benissimo e il merito è soprattutto dei presenti: spesso il nostro show si trasforma, di volta in volta, rispetto a coloro che abbiamo di fronte. La gente oggi ha scelto, senza saperlo, dei numeri che non erano in programma. E, non dimentichiamolo, il clown vive per il suo pubblico”.
Nicito racconta l’articolata formazione di un pagliaccio: “È un iter complesso che passa attraverso varie fasi, anche se soprattutto una è fondamentale perché ha a che fare con l’analisi e l’introspezione; prima di scegliere il nostro personaggio, infatti, cerchiamo di non essere fuorviati dal desiderio di ciò che vorremmo essere. Il processo può essere anche molto lungo, ma alla fine ciò che portiamo come nostro, sul palco, è la proiezione di ciò che ci appartiene davvero, con pregi e difetti. Siamo veri, autentici; lo spettatore questo lo avverte ed entra in empatia”.
L’associazione lavora in molti ambiti del sociale e anche in delicate corsie dell’ospedale: “Siamo presenti nel reparto di pediatria, a Reggio Calabria, i bambini rispondono bene, in maniera entusiasta e se migliora l'umore anche le loro terapie sono affrontate meglio. I nostri personaggi sono forti nel gestire problematiche complesse perché hanno lavorato molto su se stessi. E non fanno differenza di colore o generazione: come per magia i clown riescono a trasferire gli spettatori in quella terra di mezzo dove tutti abbiamo la stessa età, tutti la stessa razza”. E anche la razza animale, dentro la terra di mezzo creata dai professionisti del “Circo Abusivo”, è riuscita a entrarci facilmente beneficiando dell’intero incasso ottenuto per affrontare le spese vive di farmaci, visite e cibo che sono sempre sostenute dai pochi e preziosi volontari.
Tutto ciò grazie alla rara attenzione di questi esperti del sorriso, che con il loro cerchio empatico hanno coinvolto grandi e bambini in un pomeriggio fatto di risate, arte e valori di civiltà.

 

 

 

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Katia Colica administrator

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