Reggio è un blues, Antonio Calabrò ci spiega perchè…

Reggio è un blues, Antonio Calabrò ci spiega perchè…

libroreggioèunbluesUn narratore, un bluesman con la penna al posto della chitarra ma con lo stesso spirito dei musicisti che hanno decretato il successo di un genere; un osservatore  capace di raccontare la realtà con la leggerezza che può maturare chi riesce a penetrarla nel profondo. Antonio Calabrò ha presentato il suo nuovo libro “Reggio è un blues” nei locali dell’Associazione Incontriamoci Sempre a Santa Caterina, gli stessi in cui conduce da varie settimane la rassegna “Calabria d’Autore” nata per raccontare uno spaccato del mondo degli scrittori reggini. Ma stavolta a salire sul palco da protagonista è stato lui e lo ha fatto con la consueta modestia e semplicità. Il libro è edito da Disoblio Edizioni, giovane e promettente casa editrice calabrese, e a raccontare com’è nata l’idea è stato proprio l’editore, Salvatore Bellantone: «Ho una grande stima di Antonio Calabrò – ha spiegato – leggendo i suoi articoli pubblicati sul giornale online Zoomsud mi ha affascinato la capacità di raccontare quello che avviene nella nostra terra, sia le cose belle che quelle negative. Come casa editrice siamo molto fieri di avere questo libro tra le nostre pubblicazioni perché rientra pienamente in quella che è la nostra filosofia: non dimenticare e quindi conoscere, pensare e se c’è la volontà partecipare. Reggio è un blues – ha concluso Bellantone – proprio perché ci sono persone come Antonio che si pongono determinati interrogativi, da uno come lui si può imparare molto».  «Antonio Calabrò è uno scrittore, un narratore – taglia corto Aldo Varano, direttore di Zoomsud – e questo è il libro di un narratore, di un romanziere, non di un giornalista ma di uno che ti propone la realtà e una concezione della vita, un’etica e dei valori». Antonio, secondo Varano, riesce a scrivere bene le cose perché «ha una sensibilità esasperata che gli consente di vedere dove altri non vedono, guardare dove noi non guardiamo. Quando noi ci distraiamo, lui vede. Ci sono grande cura e sensibilità specialmente quando racconta le persone, perché Antonio racconta la gente, racconta Reggio ma lo fa offrendo la possibilità letteraria di un’altra Reggio, senza cadere nell’errore di molti: quello di pensare o che non c’è nulla da fare o di essere i salvatori della patria». Nel prendere la parola, Antonio Calabrò, oltre ai ringraziamenti agli amici e alle tante persone che hanno riempito i locali dell’associazione, al presidente Pino Strati, a Pasquale Ferrara,autore della copertina del libro («bravissimo, sentirete parlare di lui», ha detto) ne ha rivolto uno particolarmente sentito, quello verso la moglie Antonella: «senza di lei non sarei niente, grazie per aver fatto diventare la mia vita la cosa bella che è», parole che la dicono lunga anche sulla cifra umana oltre che professionale di questo autore. Ma lui prende le distanze da un ruolo spesso scomodo: «Non mi reputo uno scrittore – spiega –  sono piuttosto un lettore, non solo di libri ma anche della realtà che mi circonda, perché c’è sempre qualcosa da imparare». Prima di lanciarsi nel blues finale, ha tenuto a sottolineare il senso di responsabilità alla base della scrittura e anche l’importanza di fare un lavoro, quello del ferroviere, che lo mette a contatto ogni giorno con la gente sui treni, un «luogo di lavoro che è un punto di osservazione privilegiato di una Calabria che non è facile vedere. La situazione è sempre più difficile per questa nostra terra – ha concluso – e se una speranza c’è, passa proprio da quella stessa consapevolezza da cui è nato il blues». E quando si parla di blues a Reggio Calabria, di quello suonato, vero, sanguigno, non si può non ricorrere alla coppia formata dai due musicisti e bluesman d’eccezione, Domenico e Fabrizio Canale, chiamati sul palco con armonica e chitarra ad accompagnare Antonio Calabrò nella sua lettura finale per spiegare le ragioni del perché questa Reggio è un blues. Una lettura fin dentro le viscere della città, con quel pathos, quella cruda ma poetica verità che tocca vite, memorie e luoghi e lega parole e musica, narrazione ed emozione e le spinge fin dentro la testa e il cuore di tutti i presenti. Perché non solo Reggio ma a volte e per fortuna, anche chi prova a raccontarla è un blues.

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Antonio Aprile administrator

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