Troncamento ed elisione – prima parte

Troncamento ed elisione – prima parte

gattoadexoIl correttore automatico di Word (o di Writer, per chi usa Open Office) non è certo la soluzione. Allora come evitare di fare refusi quando scriviamo? La nostra rubrica scioglie i dubbi più comuni e rileva gli errori più frequenti. Certo, un refuso capita a tutti i giornalisti e a tutti gli scrittori più importanti, figuriamoci a chi non lo fa di mestiere, specialmente quando la rilettura non è fatta “a freddo”, cioè dopo qualche ora dalla scrittura del testo; ricordiamo che se rileggiamo subito il nostro testo, la mente ricorda ciò che ha scritto e potrebbe non individuare alcuni errori. Ciononostante capitano degli svarioni molto frequenti non proprio attinenti alla stanchezza ma, più probabilmente, alla disattenzione verso le regole grammaticali.scritturazoo

Oggi parleremo di qual è.

Alcune parole perdono un pezzetto alla fine. Ci riferiamo al troncamento (e non elisione). In questo caso non si usa l’apostrofo. Si scrive pertanto qual è in conformità alla regola che, ripetiamo per chiarezza, non chiede alcun apostrofo.

Seicento anni fa, nel 1501, fa l’umanista Pietro Bembo introdusse proprio questo segno ortografico riprendendolo dal greco, poiché il latino ne era privo. Grazie al tipografo Aldo Manunzio lo diffuse attraverso la stampa. Si tratta di un segno grafico diacritico in forma di virgoletta alta (’) e si usa per indicare l'elisione cioè la soppressione della vocale finale di una parola. L’apostrofo è introdotto anche per segnare l’apocope, cioè la perdita della vocale o della sillaba finale di una parola Da allora l'eterno dilemma: usare o non usare l'apostrofo?

Quando vi è un troncamento?
Con il troncamento avremo due parole che conserveranno inalterato il proprio significato. Ciò non avviene quando a troncare è l'apostrofo: una parola apostrofata non ha alcun significato se posta da sola all'interno di una frase.

Per chiarire ulteriormente il concetto di troncamento, qui sotto la nota presente nello Zingarelli 2012 alla voce quale.

> quale [lat. quâle(m), di orig. indeur. ¤ sec. XII]

A agg. interr. (pl. quali, poet. †quai, poet. †qua’ davanti a parola che comincia per consonante.)

Nota Bene: Si tronca davanti a parole che cominciano per vocale, spec. davanti alle forme del v. essere, e anche davanti a parole che cominciano per consonante spec. in alcune espressioni entrate nel linguaggio comune: qual è; qual era; qual sono; per la qual cosa; in un certoqual modo. ATTENZIONE: poiché si tratta di troncamento e non di elisione, non si apostrofa mai: qual è e non qual’è. (V. nota d’uso ELISIONE e TRONCAMENTO)

(Dalla Nota d’uso: Elisione e troncamento)

Nel caso di caduta della sola vocale finale davanti a parola che comincia per vocale resta spesso il dubbio se si tratti di elisione o di troncamento e cioè se si debba mettere l’apostrofo. Per esempio: buon anno o buon’anno? qual è oqual’è? pover uomo o pover’uomo? un artista o un’artista? Il problema si può facilmente risolvere. Se la parola accorciata può essere posta davanti ad un’altra parola dello stesso genere che comincia per consonante, questo significa che tale parola non richiede elisione perché è già di per sé compiuta. È una forma tronca, non ci vuole l’apostrofo. Per es. buon davanti a parola maschile che comincia per consonante non si modifica: buon compleanno,buon pranzo; potrò quindi scrivere buon anno, buon appetito, ecc. Al contrario, buon davanti a parola femminile che comincia per consonante non si può dire: buon donna, buon maestra sono forme inaccettabili, occorre dire buona.Poiché l’aggettivo buona si elide davanti a vocale, scriverò: buon’amica, buon’alimentazione. Per lo stesso motivo scriverò qual è, qual auspicio, qual amica, qual angoscia (senza l’apostrofo: posso dire infatti qual buon vento, qual cumulo di errori ed anche, al femminile, qual grazia, qual testardaggine). Scriverò invece pover’uomo, trattandosi di elisione (infatti non posso scrivere pover car0, pover figlio, bensì povero caro, povero figlio). Quanto a un artista, se si tratta di un uomo lo scriverò così, senza apostrofo (in quanto posso dire un cane, un leone), ma scriverò un’artista (= una artista) se si tratta di una donna (appunto perché non posso dire un donna, un sedia, bensì una donna, una sedia).

Info sull'autore

Katia Colica administrator

Commenta